Costruire le intelligenze favorire il ben-essere – Accreditata MIUR per la formazione – iban IT57V0503470100000000000903
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“Don Milani nel centenario dalla nascita”

antologia di scritti selezionati da Roberta Butelli

Un uomo libero. L’ultima lezione di don Lorenzo Milani
Cento anni fa, il 27 maggio 1923, nasceva a Firenze don Lorenzo Milani. Questo documentario Gedi Visual va alla ricerca dei principali aspetti dell’esperienza umana del priore di Barbiana provando ad attualizzarne il pensiero: esistono ancora “scuole di Barbiana”?
A parlare sono gli ex alunni, che tornano oggi in quella piccola pieve dove veniva predicata l’idea dell’ “I care” in contrapposizione al disinteresse e all’egoismo. Ma sono tante le testimonianze anche di chi ha studiato o incontrato a vario titolo la figura di don Milani. Oliviero Toscani che, appena ventenne, visitò più volte la scuola per documentare visivamente le lezioni e insegnare ai giovani alunni l’arte della fotografia. Flavio Insinna, folgorato dopo aver “conosciuto” don Milani grazie a un film in tv. Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, che ripercorre il difficile rapporto con la Chiesa a partire dalla riconciliazione avvenuta nel 2017 con la visita di Papa Francesco a Barbiana. Rosy Bindi, presidente del comitato per il centenario, e Alberto Melloni, direttore scientifico dell’opera omnia, che ci aiutano a viaggiare nel pensiero milaniano.
E, ancora, siamo andati alla ricerca delle “nuove Barbiana”: lo scrittore Eraldo Affinati (già autore de “L’uomo del futuro”) si è dichiaratamente ispirato a don Lorenzo per immaginare a Roma la sua scuola Penny Wirton nella quale insegna la lingua italiana agli immigrati. Così come don Claudio Burgio che ha fondato Kayros, la comunità che a Milano accoglie minori con procedimenti penali in atto e si occupa del loro reinserimento nel percorso scolastico.( https://video.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/un-uomo-libero-l-ultima-lezione-di-don-lorenzo-milani/445505/446469 )

Pensieri di Don Milani:

“Quando avete buttato nel mondo d’oggi un ragazzo senza istruzione avete buttato in cielo un passerotto senza ali.

“Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter fare scuola.”

“La parola è la chiave fatata che apre ogni porta.”

Italo Fiorin così presenta in sintesi le caratteristiche che la scuola realizzata da don Milani a Barbiana persegue:

“1. Dare la parola a chi non sa parlare. Ci sono 900 parole, dice don Milani, che misurano il divario tra Gianni e Pierino (“il padrone sa 1.000 parole, tu ne sai solo 100. Ecco perché lui è il padrone”). È evidente che non si tratta solo di arricchire il vocabolario, ma di possedere la lingua, strumento del pensiero, essenziale per l’autoconsapevolezza e per la comprensione della realtà.

2. Rendere educativo tutto il tempo disponibile. Questo non significa solo la scuola a tempo pieno ma, ancor di più, significa che l’esperienza scolastica deve essere significativa, un’opportunità che non va sprecata in programmi assurdi, né banalizzata.

3. Apprendere non deve essere interpretato in maniera egoistica, il sapere non va tenuto per sé, questo è avarizia. Ma “il sapere serve per darlo”. È questo il senso profondo dell’“I CARE”.

Prendiamo tre delle sue frasi più celebri. Ci aiuta a dire come don Milani le concretizzerebbe oggi, al di là della retorica con cui le stiamo ammantando in questi giorni? (https://www.vita.it/storie-e-persone/la-lezione-di-don-milani-anche-i-forti-hanno-bisogno-dei-deboli/ )

  • I Care.
  • L’obbedienza non è più una virtù.
  • Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra disuguali.

“I Care” significa che bisogna assumere la responsabilità dello sguardo altrui, non limitarci a svolgere il mansionario, ma puntare sulla qualità della relazione umana.

“L’obbedienza non è più una virtù” ci suggerisce che ciò che conta è stimolare nei ragazzi, ma anche in ognuno di noi, lo spirito critico. Non accettare tutto a occhi chiusi, piuttosto verificare la fonte rinnovando il senso dell’esperienza. Sappiamo quanto oggi, ancora più di ieri, questo sia indispensabile. Informarsi è solo il primo grado della conoscenza.

Non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra disuguali” vuol dire che ogni individuo ha una sua forma e un suo tempo di apprendimento e non possiamo mettere tutti sullo stesso piano. Le valutazioni standardizzate che oggi prevalgono ci allontanano dal priore di Barbiana.

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